Deriva/De’riva
Dopo un’accurata selezione del materiale filmico recuperato dall’artista (filmati di famiglia in 8mm.), le immagini sono state montate in modo da creare una sorta di flusso narrativo di ricordi sconosciuti che si sovrappongono e fondono. La traccia sonora è l’elaborazione del suono prodotto dal tocco continuo di un dito sul bordo di un bicchiere di cristallo; si crea così una vibrazione rotonda, un riverbero ipnotico: è il suono dei ricordi che come un’onda porta alla deriva.
sovrapposizione in telecinema full Hd 1920×1080 di pellicola 8mm.
colore
7’41”
sonorizzazione originale
2015
Grazie a Umberto Costamagna e Federico Dal Pozzo
Selected projects
Silvia Margaria (1985) vive e lavora a Torino.
Dopo la laurea in pittura passa tre anni all’archivio film della Cineteca del Museo Nazionale del Cinema di Torino, nel settore ispezione e catalogazione pellicole. Quest’esperienza lavorativa è stata fondamentale per formare la sua attuale ricerca artistica: ha imposto rigorosamente un metodo di attesa, decelerazione e scoperta, e un atteggiamento di cura consapevole del rapporto tra cancellazione e conservazione, ha attivato pratiche che formano un’attenzione più acuta verso le contingenze, le intermittenze del caso, le allusioni e i frammenti, la precarietà e la fragilità.
La sua metodologia di lavoro dà importanza al dialogo e alla partecipazione con altre tracce visive, tenendo conto del rapporto tra gli opposti intesi come tensioni compresenti, dell’esperienza di relazione con la memoria, della complessità del rapporto tra uomo e ambiente.
Ha esposto in mostre personali e collettive in Italia e all’estero.
Ha fatto parte di Progetto Diogene, associazione fondata a Torino nel 2007 da un gruppo di artisti con lo scopo di creare uno spazio dedicato alla riflessione e allo scambio di idee sulle tematiche e sulle modalità della pratica artistica contemporanea.
Nel 2023 ha co-fondato Progetti Specifici, associazione che si occupa di progettazione in ambito culturale e artistico con un focus sui processi di ricerca.
Nel 2025 è tra le ideatrici di Emulsioni, festival partecipativo annuale di fotografia analogica a Ferrania (SV), con eventi diffusi nei luoghi dell’ex fabbrica di pellicole fotografiche, cinematografiche e radiografiche.
“La frizione, tra una natura che si mostra e allo stesso tempo si ritira nella sua parte più essenziale, è il segreto stesso della natura, ovvero la ragione invisibile di cui il mondo è manifestazione. La poetica di Silvia Margaria si posiziona sulla soglia di questo punto: l’artista cerca la parte impercettibile della natura e indaga il suo processo di apparizione con un lavoro di osservazione mosso dal desiderio di capire il mistero della vita nel suo fluire. La sua ricerca, coerentemente con ciò che esamina, si configura nell’ambiguità degli opposti (per esempio: dispersione/concentrazione – nascondersi/palesarsi – cercare/trovare – uno/molteplice – solitudine/collettività – comunicazione/relazione – memoria/oblio – resistenza/cambiamento) relazionati, più che per reciprocità divergente, attraverso l’elaborazione della proprietà transitiva dei concetti, in modo che dal nesso dialogico si possa trarre lo stesso moto consequenziale che caratterizza il naturale divenire delle cose”.
Silvia Margaria passa tre anni all’archivio film della Cineteca del Museo Nazionale del Cinema di Torino, nel settore ispezione e catalogazione pellicole.
Quest’esperienza lavorativa è stata fondamentale per formare la sua attuale ricerca artistica: il modo attento di approcciarsi alla memoria e alla narrazione di identità del passato, e lo sforzo di portare lo sguardo oltre il proprio ordinario affaccendarsi, hanno attivato pratiche che formano un’attenzione più acuta verso le contingenze, le intermittenze del caso, le allusioni e i frammenti, la precarietà e la fragilità. La sua metodologia di lavoro dà importanza al dialogo e alla partecipazione con altre tracce visive, tenendo conto del rapporto tra gli opposti intesi come tensioni compresenti, dell’esperienza di relazione con la memoria, della complessità del rapporto tra uomo e ambiente. La sua ricerca si imposta su un ritmo che fa della lentezza una metodologia d’azione, per far sì che l’attenzione possa manifestarsi in maniera aperta, misurata e responsabile.
“La frizione, tra una natura che si mostra e allo stesso tempo si ritira nella sua parte più essenziale, è il segreto stesso della natura, ovvero la ragione invisibile di cui il mondo è manifestazione. La poetica di Silvia Margaria si posiziona sulla soglia di questo punto: l’artista cerca la parte impercettibile della natura e indaga il suo processo di apparizione con un lavoro di osservazione mosso dal desiderio di capire il mistero della vita nel suo fluire. La sua ricerca, coerentemente con ciò che esamina, si configura nell’ambiguità degli opposti (per esempio: dispersione/concentrazione – nascondersi/palesarsi – cercare/trovare – uno/molteplice – solitudine/collettività – comunicazione/relazione – memoria/oblio – resistenza/cambiamento) relazionati, più che per reciprocità divergente, attraverso l’elaborazione della proprietà transitiva dei concetti, in modo che dal nesso dialogico si possa trarre lo stesso moto consequenziale che caratterizza il naturale divenire delle cose”.